Attività del mese di marzo 2025
Docenti: Simona Ilot, Ornella Lori e Patrizia Floris
Obiettivi e discipline: inglese, italiano, riflessione linguistica sull’uso dei pronomi personali e del verbo essere, apprendere cooperando, sperimentare diversi modi per apprendere.
Le attività descritte in questo articolo si ispirano ad un approccio denominato Universal Design for Learning (UDL), o Progettazione Universale per l’Apprendimento. L’UDL si ispira ai principi dell’Universal Design (UD) applicati all’architettura e al design di prodotti, che siano utilizzabili da tutte le persone, nella misura più ampia possibile, senza la necessità di adattamenti o progettazioni specializzate.
Trasferire questi principi all’insegnamento significa riflettere sulle modalità con le quali insegniamo, e compiere scelte che offrano agli studenti:
- Molteplici mezzi di rappresentazione. Presentiamo le informazioni in modi diversi per soddisfare le diverse esigenze di apprendimento.
- Molteplici mezzi di azione ed espressione. Forniamo agli studenti diverse opzioni per dimostrare ciò che hanno imparato.
- Molteplici mezzi di coinvolgimento. Suscitiamo l’interesse e la motivazione degli studenti nell’apprendimento.
Il nostro obiettivo di apprendimento è quello di conoscere i pronomi personali soggetto sia in italiano che in inglese e saperli usare con il verbo essere (be) in semplici frasi. Siamo partite richiamando l’attenzione dei bambini su quello che già sanno, ovvero la sequenza dei pronomi in italiano e poi abbiamo chiesto loro quale fosse il corrispettivo in inglese. Nonostante siano già stati usati, i bambini fanno fatica a richiamarli alla memoria, per questo l’insegnante di inglese prima li ripete e poi li scrive alla lavagna. La voce e la scrittura sono quindi i primi mezzi “tradizionali” con i quali presentiamo le informazioni.
Siamo passati quindi al libro di testo

La pagina del libro, che vedere qui in alto sfocata per motivi di copyright, è divisa in due parti, sulla sinistra il verbo “be” nelle forme affermativa, negativa e interrogativa, e sulla destra alcuni esercizi di completamento. Nella pagina seguente altri esercizi solo sulla forma interrogativa. L’insegnante invita i bambini a svolgerli da soli o in collaborazione con i compagni vicini, e nel frattempo passa tra i banchi per monitorare l’attività e risolvere i dubbi. Infine, si passa alla correzione collettiva alla LIM con l’ascolto delle frasi corrette.
Nella lezione successiva i bambini sono di nuovo invitati a comporre oralmente frasi con il verbo be, ma ancora si notano imprecisioni, confusioni sia sul significato dei pronomi inglesi, sia sulla forma verbale corretta da associarvi. Le docenti decidono quindi di passare alla gamification, e propongono un gioco in digitale, Kahoot, un gioco online che i bambini conoscono già bene, ma questa volta nella modalità “sequenze“, non ancora sperimentata.

Con la modalità sequenze si possono ricreare i classici esercizi in cui una frase è stata scomposta in pezzi da riordinare. In questo modo un esercizio tradizionale viene riproposto in uno scenario più attivo e partecipativo, nonché divertente e sfidante. Per onestà va comunque detto che il primo impatto non è stato semplice, perciò prima di riproporlo le insegnanti decidono di cambiare ancora il mezzo di azione.

Per tornare alla scomposizione e ricomposizione di frasi, le maestre consegnano ai bambini dei fogli di carta con le stesse frasi dell’esercizio su Kahoot. Prima di cominciare il nuovo gioco. Le frasi vengono lette, pronunciate e anche mimate più volte, in modo da associare ad ogni pronome un gesto indicativo. Quindi si passa alla riscrittura su altri fogli di carta, in cui le frasi vengono scritte in formato molto più grande e tagliate a pezzi, per essere poi ricostruite durante il gioco. La classe viene poi divisa in gruppi, le parole sono sparse sul pavimento, la maestra pronuncia una frase in italiano e al via un membro di ogni gruppo parte alla caccia dei pezzi giusti in inglese, es: io sono un bambino – I AM A BOY. La classe si riempie di suggerimenti giusti e sbagliati, ma con pazienza, quasi sempre le squadre riescono a riportare a casa la frase giusta. I punti vengono assegnati per la correttezza della frase, la pronuncia e la comprensione del significato.

In quale altro manipolare queste frasi che i bambini stanno piano piano imparando? Le maestre decidono di dar loro vita e suono utilizzando il coding con Scratch. Dopo aver distribuito i Chromebook la maestra scrive sulla lavagna le frasi di cui i bambini avranno bisogno per creare il proprio progetto.

I bambini sono quindi lasciati liberi di scegliere lo sfondo che preferiscono, un personaggio che li rappresenti, un personaggio maschile, uno femminile, un animale di un tipo e due animali di un altro tipo, in modo da poter utilizzare tutte le frasi in un solo scenario. Perché il personaggio parli davvero, i bambini vengono invitati ad utilizzare il blocco di codice “text to speech“, attraverso il quale le frasi scritte vengono lette dal programma. In questo modo le frasi prendono vita e acquisiscono significato all’interno di un mondo creato dagli stessi bambini.

Qui sotto il link al remix di un lavoro di uno dei bambini
https://scratch.mit.edu/projects/1151399822
Non ancora soddisfatte decidiamo di approfittare di una bella giornata di sole per coinvolgere tutto il corpo in un’attività di movimento e parole. I bambini in cortile svolgono vari esercizi di ritmo, ritmando le frasi che stanno imparando, battendo le mani sul corpo e i piedi per terra mentre parlano. Questo lavoro di coordinazione e pronuncia speriamo possa aiutare a sciogliere la lingua e interiorizzare le forme che stiamo studiando.

Vorrei concludere dicendo che nessuno di questi metodi è di per sé vincente o da preferire, tuttavia aver creato una varietà di mezzi di espressione, azione e coinvolgimento ci ha di sicuro permesso di raggiungere tutti i bambini, suscitare interesse e partecipazione, creare esperienze memorabili e forse alla fine insegnare anche qualcosa!